mercoledì 28 agosto 2024

Dall'Obbedienza all'Indipendenza: Il Femminismo nelle Eroine Disney

Tutto inizia nel 1937 con l’uscita di “Biancaneve e i sette nani”. Da piccoli, siamo stati abituati a un’immagine della donna diversa da quella che, dopo anni di lotte, siamo quasi riusciti a ottenere. La storia del femminismo ci riporta all’Ottocento, in Inghilterra, quando per la prima volta si tentò di conquistare l’emancipazione femminile, promuovendo la parità e l’uguaglianza tra i sessi.

Nei 62 film prodotti dalla Disney, possiamo osservare come l’idea della donna sia cambiata e come i personaggi femminili si siano evoluti. Vediamo un miglioramento costante da Biancaneve a Mirabel, che possiamo suddividere in quattro gruppi.


Primo gruppo: 1937-1959

Biancaneve, nata nel 1937, non può essere considerata un personaggio femminista per varie ragioni. Il suo sogno è che un principe la porti via per vivere il loro lieto fine, ma il femminismo insegna che una donna non ha bisogno di un uomo o di un legame sentimentale per essere felice.

Fin dall’inizio, Biancaneve viene mostrata come una donna che pulisce e accudisce la casa di persone che non conosce, alludendo al fatto che il compito della donna sia questo. È vero però che ci troviamo nel 1937, un'epoca in cui le donne erano ancora considerate inferiori agli uomini, spesso costrette a svolgere lavori domestici senza possibilità di ribellarsi. In quel periodo, il mondo stava entrando in una delle guerre più violente di sempre, e questa immagine della donna aveva lo scopo di educare le bambine e rassicurare gli uomini. Walt Disney, nonostante avesse lavorato con molte donne, non affidava loro ruoli di rilievo e diceva: "Non fidarsi delle donne e dei gatti".

Tredici anni dopo, arriva Cenerentola, ma il modello rimane lo stesso: una giovane serva che aspetta di essere salvata dal principe azzurro. In questo gruppo possiamo includere anche Aurora, protagonista de “La bella addormentata nel bosco” (1959). Nonostante sia il personaggio principale, appare solo nei primi venti minuti del film ed è la protagonista con meno battute nella storia dei film Disney.


Secondo gruppo: 1989-1992

Dopo la morte di Walt Disney nel 1966, la mentalità cominciò a cambiare, e la rappresentazione delle donne nel cinema divenne più aperta. In questo secondo gruppo troviamo Ariel, Belle e Jasmine.

Dopo Aurora, passano trent’anni prima che Ariel faccia la sua comparsa. Tra il 1989 e il 1992, inizia una rivoluzione: le donne nei film Disney vengono rappresentate in modo più indipendente. Ariel (1989) e Jasmine (1992) scelgono di travestirsi per evadere dalle loro posizioni sociali. Belle (1991) è un personaggio cruciale in questo cambiamento, soprattutto quando, dopo aver salvato la Bestia, mette subito le cose in chiaro, senza scendere a compromessi. "La Bella e la Bestia" è anche noto per il personaggio di Gaston, rappresentato come un molestatore che non accetta un "no" come risposta, mettendo in luce il tema delle molestie sessuali e psicologiche.

Un'altra frase famosa è di Jasmine: "Io non sono un trofeo da vincere", rivolta al padre per affermare la sua volontà di governare e decidere per sé stessa. Questo segna un punto di svolta: la donna non è più una proiezione del suo partner, ma cerca l’uguaglianza.


Terzo gruppo: 1995-1999

Fortunatamente, l’emancipazione non si ferma qui. Dal 1995, nascono nuovi personaggi che abbandonano l'idea di principessa per diventare guerriere e donne forti, capaci di determinare il proprio destino. In questo gruppo troviamo Pocahontas (1995), Mulan (1998) e Jane (1999).

"Pocahontas" è il primo film d’animazione in cui la protagonista non ottiene il classico lieto fine con il suo amato, ma sceglie invece di sacrificare la propria felicità personale per il bene del suo popolo. Questo segna un punto di svolta nel modo in cui le protagoniste femminili vengono rappresentate: non più dipendenti dal loro partner maschile, ma pronte a prendere decisioni difficili e a fare sacrifici per un bene più grande. Questo film insegna anche ai bambini che l'amore non sempre si conclude con un "per sempre" e che a volte la vita ci chiama a compiere scelte difficili.

Mulan è un’altra figura rivoluzionaria. In un'epoca in cui le donne erano considerate incapaci di combattere, Mulan sfida le convenzioni sociali, travestendosi da uomo per prendere il posto del padre malato nell'esercito. La sua storia non solo parla di coraggio e dedizione, ma anche della lotta per l’accettazione e il rispetto, indipendentemente dal genere. Mulan non solo salva la Cina, ma dimostra anche che il valore di una persona non dipende dal suo sesso, ma dalle sue azioni e dal suo spirito.

Jane, protagonista di "Tarzan" (1999), anche se non è una principessa ufficiale, rappresenta un altro passo avanti nella rappresentazione delle donne. È una scienziata ed esploratrice che abbandona la sua vita comoda per seguire la sua passione per la ricerca e la conoscenza. Il suo personaggio mostra che le donne possono essere avventurose, curiose e intellettualmente stimolanti, rompendo ulteriormente gli stereotipi delle principesse tradizionali. Jane non è una damigella in pericolo, ma una donna forte che, attraverso la sua intelligenza e il suo coraggio, scopre un mondo nuovo e trova il suo posto in esso.

Questi personaggi rappresentano un importante passo avanti nell’evoluzione delle protagoniste femminili Disney, dimostrando che le donne possono essere eroine in molti modi diversi e che la forza non è solo fisica, ma anche morale e intellettuale.


Quarto gruppo: 2009-2021

Nell’ultimo gruppo, il più vicino ai giorni nostri, troviamo Tiana (2009), Rapunzel (2010), Merida (2012), Anna ed Elsa (2013) e Vaiana (2016), Raya (2021) e Mirabel (2021).

Tiana è una figura rivoluzionaria nella storia delle Principesse Disney per diverse ragioni. Come la prima principessa afroamericana, il suo personaggio ha infranto barriere razziali e ha offerto una rappresentazione molto necessaria nella cultura popolare, soprattutto per le giovani ragazze nere. Ma oltre alla sua importanza come icona di diversità, Tiana rappresenta un significativo passo avanti nel modo in cui le donne sono raffigurate nei film Disney. Tiana ha introdotto un modello di femminilità che valorizza l'autonomia e l'iniziativa personale. Il film trasmette il messaggio che le donne possono e devono perseguire i propri sogni e che la propria identità non deve essere definita da un uomo o da una relazione.

Rapunzel rappresenta la crescita personale e l'emancipazione. La sua storia enfatizza l'importanza di trovare la propria strada e di non lasciare che altri decidano per te. Anche il tema del gaslighting, con Gothel che manipola Rapunzel per farle credere che il mondo esterno è troppo pericoloso, viene trattato con sensibilità, evidenziando l'importanza di fidarsi di sé stessi e delle proprie capacità.

Una delle mie preferite è Merida, protagonista di “Ribelle: The Brave”. Merida ha conquistato molte bambine, mostrando l’immagine di una principessa meno aggraziata e più determinata. È la prima principessa a non innamorarsi e a partecipare a una gara di tiro con l’arco, vincendola per decidere il proprio destino. Merida ha ispirato molte ragazze a capire che il miglior partner che potranno mai avere è loro stesse.

Infine, arriviamo ad Anna ed Elsa, due sorelle costrette a crescere separate per un incidente, ma che riescono a riunirsi da adulte. Anna, sebbene inizialmente scelga di sposare un uomo dopo aver cantato una sola canzone insieme, ottiene la sua rivincita alla fine del film. Elsa, invece, rappresenta chi, nonostante le debolezze, continua a lottare per chi ha bisogno di supporto. Un personaggio femminista spesso trascurato è Kristoff, che prima di baciare Anna le chiede il permesso, dimostrando rispetto e consapevolezza.

C'è poi Vaiana, che affronta il tema della vocazione: è l’oceano che la sceglie, e lei decide di seguire il suo destino. Vaiana dimostra che anche una donna può sentire il richiamo del destino e decidere autonomamente della propria vita.

Raya, protagonista di "Raya e l'ultimo drago", sfida gli stereotipi di genere tradizionali mostrando che una donna può essere sia una guerriera feroce che una leader diplomatica. Non ha interessi romantici, e il suo ruolo nel film si concentra interamente sulla sua missione e sul suo coraggio. Raya incarna l'idea che le donne possano essere protagoniste della loro storia, dimostrando indipendenza e forza, senza bisogno di un partner maschile. Possiamo considerarla una seconda Merida.

In "Encanto", Mirabel rompe con l'immagine tradizionale dell'eroina Disney, poiché non ha poteri magici e non segue un percorso romantico. Tuttavia, è il cuore della sua famiglia e la chiave per risolvere i loro problemi, dimostra che l'eroismo può essere legato all'intelligenza emotiva, alla resilienza e all'accettazione di sé, inviando un messaggio forte alle giovani spettatrici sull'importanza di riconoscere il proprio valore intrinseco.

Entrambe le ultime due protagoniste rappresentano modelli di femminilità che celebrano l'autonomia e l'importanza di essere sé stesse, contribuendo a una visione più inclusiva e moderna del femminismo.


“La fantasia non ha età e i sogni sono per sempre.” – Walt Disney

sabato 24 agosto 2024

Un Viaggio nel Femminismo: Storia, Ondate e Miti da Sfatare

Che cosa si intende per "femminismo" e come è nato? 

Il femminismo è un insieme di movimenti sociali, politici e ideologie che mirano a definire e stabilire l'uguaglianza politica, economica, personale e sociale tra i sessi. Esso sostiene che le società debbano garantire a uomini e donne pari diritti e trattamenti equi in ogni ambito. La storia del femminismo moderno è generalmente suddivisa in tre ondate principali, ognuna caratterizzata da obiettivi leggermente diversi ma comunque orientati al progresso.


Prima ondata:

La prima ondata del femminismo ebbe inizio in Inghilterra nel XIX secolo, quando le suffragette lottarono per ottenere il diritto di voto. Ma chi erano le suffragette? Si trattava di un gruppo di donne inglesi che decisero di fondare un comitato per chiedere al governo il diritto di partecipare alla vita politica del paese. Dopo anni di battaglie, nel 1918, il diritto di voto fu concesso solo alle mogli dei capofamiglia sopra i 30 anni. Solo il 2 luglio 1928 fu esteso a tutte le donne.


Seconda ondata (1960-1980):

Questa fase corrisponde a un periodo di intenso attivismo e sviluppo di filosofie femministe, iniziato negli anni '60 negli Stati Uniti e poi diffusosi in tutto il mondo occidentale e oltre. Il femminismo della seconda ondata ampliò il dibattito includendo temi come la sessualità, la famiglia, il lavoro, i diritti riproduttivi, le disuguaglianze di fatto e quelle giuridiche. In questo periodo si diede grande importanza anche alla violenza domestica e allo stupro coniugale, portando alla creazione di associazioni antistupro e centri di accoglienza per donne vittime di violenza. Inoltre, ci furono cambiamenti significativi nel diritto di custodia dei figli e nel diritto di divorzio.


Terza ondata (1990-2000):

La terza ondata del femminismo emerse con la sottocultura punk femminista "riot grrrl" a Olympia nei primi anni '90 e con la testimonianza televisiva di Anita Hill nel 1991 contro Clarence Thomas, confermato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che la molestò sessualmente. Il termine "terza ondata" (Third-wave) è attribuito a Rebecca Walker, che rispose alla nomina di Thomas con un articolo sulla rivista *Ms.*, intitolato "Becoming the Third Wave" (1992). In questo articolo, Walker scrisse:  

“Scrivo questo come un appello a tutte le donne, in particolare a quelle della mia generazione: lasciate che la conferma di Thomas vi ricordi, come ha fatto con me, che la lotta è tutt'altro che finita. Trasformate l'indignazione in potere politico. Non votate per chi non lavora per noi. Non fate sesso con loro, non dividete il pane con loro, non nutrite chi non dà priorità alla nostra libertà di controllare i nostri corpi e le nostre vite. Io non sono una femminista post-femminista. Io sono la terza ondata.”

La terza ondata ha visto l'emergere di nuove correnti e teorie femministe, come l'intersezionalità, la positività sessuale, l'ecofemminismo vegetariano, il transfemminismo e il femminismo postmoderno.


Le origini del femminismo:

I primi accenni di femminismo risalgono al periodo della Rivoluzione francese. Olympe de Gouges (1748-1793) fu una pioniera assoluta, promotrice della prima Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Affermò che, avendo le donne "il diritto di salire al patibolo" a causa delle loro opinioni, avevano anche il diritto di "salire alla tribuna". Fu presa in parola e ghigliottinata nel 1793. Le sue idee furono osteggiate al punto che, dopo la sua morte, si cercò di cancellarne la memoria.


Femminismo, maschilismo, misandria e misoginia:

Esistono molte idee sbagliate sul femminismo, come quella che le femministe odino gli uomini. È importante distinguere i vari termini. Il "femminismo" si batte per la parità; il "maschilismo", al contrario, sostiene una presunta superiorità dell'uomo sulla donna, connessa agli attributi della virilità e ai comportamenti che ne derivano. La "misandria" è l'odio verso uomini o ragazzi e spesso gli oppositori del femminismo accusano quest'ultimo di essere misandrico, citando esempi come l'opposizione alla genitorialità condivisa o alle leggi sulla parità di stupro e violenza domestica. La "misoginia", invece, è l'odio verso le donne o le ragazze. È una forma di sessismo che mantiene le donne in uno status sociale inferiore rispetto agli uomini, perpetuando i ruoli sociali del patriarcato. La misoginia si manifesta attraverso la violenza contro le donne, le molestie sessuali, la coercizione psicologica, e l'esclusione legale o sociale delle donne dalla piena cittadinanza.

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